Al Parco di Via Dragoni SECONDO appuntamento dedicato al tema delle malattie mentali e alla loro cura, dalla costituzione dei manicomi, come quelli di Imola, alla loro abolizione con la legge Basaglia, al confronto con la psichiatria moderna
SPECIALE per l’attualità del tema, per la competenza storico-scientifica e per le modalità di presentazione dei relatori, per l’interesse e le domande del pubblico, speciale per le tante richieste di riprendere da dove si è stati interrotti.

IL MANICOMIO MODELLO di Matteo Banzola – Basato su una ricerca archivistica lunga e complessa il lavoro di Matteo Banzola fa luce su una vicenda fondamentale per la storia della città di Imola: quella legata alla nascita e allo sviluppo delle strutture destinate ad ospitare e curare le malattie mentali. Questo studio non è da intendere esclusivamente come un saggio inerente alla storia della medicina; in esso è riportato un più complesso intreccio nel quale entrano in campo delicate relazioni politiche e istituzionali, l’intero arco dei rapporti sociali, delle acquisizioni culturali, dei miglioramenti tecnici e scientifici susseguitisi nel corso di un secolo. Da queste pagine, che hanno inizio nel periodo napoleonico e si fermano volutamente con la promulgazione della prima legge italiana sui manicomi del 1904, si riesce appieno a comprendere l’importanza delle strutture manicomiali imolesi non solo per la città ma in un più ampio panorama nazionale ed europeo nel quale Imola fu punto di riferimento spesso presa a modello.
Matteo Banzola, storico, collabora con l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Ravenna e provincia e con il Centro Studi di Storia del Lavoro di Imola. Si occupa prevalentemente di storia economica e sociale e di storia della psichiatria. Oltre a saggi in volumi collettanei, atti di convegni e in riviste specializzate, ha pubblicato: Il manicomio modello. Il caso imolese: storia dell’ospedale psichiatrico(1804-1904) (La Mandragora 2015); La nascita di un paesaggio: storia del Consorzio Bacini Montani di Brisighella, 1917-1960 (Consorzio di Bonifica della Romagna occidentale 2020); Adriano Guerrini, il sindaco “traghettatore”: Lugo nella modernità (Digitalprint2018); L’umanità agitata: il mondo di Luigi Caravita (Tempo al Libro 2020).

LE DONNE CENSURATE di Federica Mason – L’Intervento verterà su un breve confronto tra la psichiatria odierna e quella descritta dal libro di Stefano Cavallini: una psichiatria manicomiale, con poche diagnosi e prima della scoperta degli psicofarmaci. Per concludere una riflessione sulla donna, su come il manicomio abbia costituito soprattutto per lei un luogo dove essere censurata, controllata ed eliminata dalla vita esterna, sociale e familiare. Ancora oggi, in altre forme e più o meno implicitamente, viene richiesto alla disciplina psichiatrica una funzione di contenimento sociale, soprattutto quando si tratta di contesti di marginalità, perché è più semplice patologizzare che comprendere l’altro… forse perché dovremmo ammettere che anche noi, in qualche modo, siamo responsabili della sofferenza altrui
Dottoressa Federica Mason – laureata in medicina e chirurgia generale all’università di Padova. Specializzanda in Psichiatria all’università di Verona. Ha una formazione in sessuologia clinica conseguita presso il Centro italiano di Sessuologia di Bologna. Da novembre2024 ad oggi lavora presso il reparto di psichiatria di Imola.

LA REGINA DEI PIDOCCHI di Stefano Cavallini – Il volume racconta storie di donne ricoverate nei manicomi di Imola dal 1909 al 1948. L’autore, studiando le loro cartelle cliniche conservate nell’Archivio del Manicomio di S. Maria della Scaletta e nell’Archivio del Manicomio provinciale di Bologna, conservati presso la Biblioteca comunale di Imola, racconta la vicende della detenzione e cura di alcune pazienti, scegliendo i casi più emblematici. Aggressive, agitate, avare, deficienti, dementi, disorientate, distruttive, eccitate, irascibili, isteriche, luride, pericolose, sciocche, spudorate, tristi, violente. Sono fra gli aggettivi con cui i medici in servizio nei due manicomi di Imola hanno descritto alcune donne che sono state ricoverate tra il 1909 e il 1948. «Ho consultato un’ottantina di cartelle cliniche che erano conservate nell’archivio del manicomio e oggi depositate nella biblioteca comunale. Risalgono a un periodo di tempo che rende legalmente possibile sia consultarle che diffonderne il contenuto, perché non sono più protette dal segreto medico e perché non c’è più bisogno di chiedere l’autorizzazione ai familiari o ai discendenti dei pazienti. Una ricerca che è andata avanti per più di un anno». A fronte di tutto il materiale raccolto, «ho scelto di raccontare 48 storie, quelle per cui emergevano elementi sufficienti per ricostruirle, come le vicende individuali e delle famiglie di queste donne, le loro anamnesi mediche, i resoconti degli interrogatori a cui venivano sottoposte nel momento del loro ingresso nei manicomi, i pensieri e le lettere che scrivevano, e altri documenti che le riguardano. Mi sono seduto a fianco di queste donne e ho accolto i loro ricordi». La paziente che dà il titolo al libro, e prima ancora a uno spettacolo teatrale messo in scena dalla compagnia Exit di Imola, è «Cleonice (di nessuna donna ho riportato il cognome), nata il 9 gennaio 1899 e ricoverata il 16 ottobre 1931con la diagnosi di deficit mentale in post encefalica, che suo marito e suo padre picchiavano, e i suoi familiari maltrattavano. A una domanda che i medici le rivolgono risponde di essere la regina dei pidocchi perché nella stanza in cui l’avevano rinchiusa in isolamento, piena di sporcizia, i pidocchi erano la sola presenza con cui conviveva e per questo si era proclamata loro regina»
Stefano Cavallini, ex operatore del Centro di salute mentale dell’Ausl d iImola, ora in pensione, ha ricostruito la vita e le storie nel libro La regina dei pidocchi, pubblicato dalla casa editrice Theodolite.
Rassegna di incontri letterari APP.rofonDire 2025 – Conversazioni con…Autori e Temi (3°edizione) L’incontro a partecipazione libera si tiene alle ore20.30 presso l’anfiteatro del Parco di via Dragoni a Forlì o, in caso di pioggia, alla sala parrocchiale di San Paolo in via Pistocchi 12 – Info Gianni Giancarlo Giunchi 320043548


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