Giovedì 8 ottobre, alle ore 20.45, presso il teatro “Maria Graffiedi”, via Veclezio 13/a, Vecchiazzano (Forlì) si svolgerà una serata in ricordo del celebre paroliere, compositore e musicista forlivese Mario Bonavita (Marf). L’appuntamento, promosso in occasione dell’80° anniversario della morte di Marf avvenuta nel 1946 a Villa Tesoro di Vecchiazzano, sarà caratterizzato dal concerto della Maramao Italian Swing Band che eseguirà brani di Marf e una carrellata delle più celebri canzoni in voga negli anni Venti e Trenta del secolo scorso.
Condurrà l’incontro Gabriele Zelli che ricorderà Mario Bonavita sia come artista, avendo composto e musicato circa 130 canzoni, sia come scienziato perché si dedicò alla sperimentazione scientifica in campo animale e vegetale.
“Le canzoni di Marf si collocano fra il 1920 e il 1940”, ricorda Gabriele Zelli, “anni in cui il regime Fascista perseguiva mire espansionistiche sui territori d’Africa e d’Albania. Ne scaturì una sorta di euforia nazionale alla quale non rimase estranea la produzione musicale, compresa quella di Marf. Non va però dimenticato che la nota canzone “Bombolo”, del 1932, musicata da Vittorio Mascheroni (1895-1972), è considerata una satira tagliente nei confronti del gerarca Guido Buffarini Guidi (1895-1945), uno tra i personaggi più viscidi e servili del Regime”.
Molti brani di Bonavita, oltre al grande successo che riscossero in Italia, sono stati eseguiti in tutto il mondo. Questi alcuni titoli: Bombolo, Amami di più, Sotto l’ombrellino con me, Non è per gelosia, Nostalgico slow, Una notte a Madera, Passeggiando per Milano, Signorine non guardate i marinai, Berrettino, Pensée, Chiudi gli occhi Rosita, Ti darò quel fior. Le composizioni di Marf sono state le interpretate da artisti di fama: il Trio Lescano, Carlo Buti, Lydia Johnson, Daniele Serra, Renzo Mori, Giacomo Osella, Miscel, Vittorio De Sica, Milly, Fernando Orlandis, Franco Lary.
Nel repertorio di Mario Bonavita, discendente della famiglia omonima che avviò verso la fine dell’Ottocento la fabbrica per la produzione del feltro che raggiunse una notorietà europea, vanno inserite tre canzoni in dialetto romagnolo dal titolo: “Cânta murina” (Canta morettina), “Mé a so nëda cuntadéna” (Io son nata Contadina), “La piò bëla d’Avciazân” (La più bella di Vecchiazzano). I versi della prima furono scritti dallo storico forlivese Attilio Monti e la musica da Marf che ha composto e musicato le altre due.
È per questo che la serata dedicata a Mario Bonavita anticipata la stagione teatrale dialettale promossa dalla Parrocchia di Vecchiazzano che si articola in dieci serate, tutti i giovedì a partire dal 15 ottobre fino al 17 dicembre con inizio alle ore 20.45, durante le quali le compagnie attoriali della Romagna metteranno in scena commedie in vernacolo. Per informazioni e prenotazioni 3478742306.
MARCO BONAVITA

Nacque a Forlì il 12 gennaio del 1894. Studiò chimica, si laureò in farmacia e andò a dirigerne una a Milano. Fu nella città meneghina che incontrò Paolo Bernard e Vittorio Mascheroni e si dedicò con passione alla composizione musicale (parole e musica), senza disdegnare quella di cantante. Bonavita seppe fondere con grande perizia l’attività di musicista con quella di ricercatore scientifico, che poi applicò sia alla fauna che alla flora. Giovane di talento, appena laureato, il prof. Ghigi lo volle come assistente di Zoologia all’Università di Bologna e poi lo indirizzò alla Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo. Mario Bonavita amava giocare col proprio nome e all’inizio della carriera si firmò “Goodlife”, ma poi tutti lo hanno conosciuto come Marf. Tentando un’interpretazione dello pseudonimo, quasi tutti sostengono che Bonavita avesse abbreviato il nome Mario con l’aggiunta finale della “F” di Forlì. Dal temperamento eclettico, oltre ad essere compositore musicale era un raffinato pittore, un appassionato allevatore di animali da cortile e uno stimato floricoltore. Infatti, al “Tesoro”, la propria villa di Vecchiazzano (Forlì), lungo la strada per Massa, dove abitava dal 1936, componeva musica, dipingeva delicati e poetici quadri, allevava polli, conigli, piccioni, tacchini e riproduceva ibridi di giaggioli (Iris). Fra le tante composizioni, Marf predilesse “Berrettino”, forse per lo scarso successo ottenuto. Il testo della canzone racconta la storia di un berrettino, che in testa a più persone gira il mondo e viaggia sui monti, al mare, in campagna e in città, ovunque lo indossi la gente. Questo berrettino sembra scandire il tempo e segna gli eventi della storia, diventando egli stesso simbolo, oggetto e ricordo, nei momenti di pace e in quelli di guerra. Una metafora che si rinnova e si trasforma nei secoli. Ma la canzone più famosa di Marf rimane “ Bombolo”, un testo di grande successo scritto con l’inseparabile Mascheroni.
Scrisse anche tre canzoni in vernacolo romagnolo (forlivese). Il 3 agosto del 1946 morì nella villa “Tesoro”.


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