C’è un filo rosso di dolore e Resistenza che unisce le Fosse Ardeatine al campo d’aviazione di Forlì. Due luoghi lontani geograficamente, ma legati dalla stessa drammatica matrice: nel settembre del 1944, lo stesso battaglione nazista responsabile del massacro romano del marzo precedente uccise nell’aeroporto forlivese 42 persone. Un tragico bilancio di partigiani, militari, ebrei e cittadini antifascisti la cui memoria torna viva in occasione dell’82° anniversario dell’eccidio.

La giornata di martedì 29 settembre si aprirà alle 10,30 in piazzetta della Misura con la commovente Cerimonia dei palloni. L’appuntamento vedrà la partecipazione dei familiari delle vittime, tra cui i fratelli Pacht, che ogni anno si ricongiungono a Forlì arrivando da diversi paesi europei per un appuntamento ormai dal valore quasi “familiare”. A scandire i momenti del mattino saranno la musica dal vivo di un trio di musicisti, le letture e un grande coro collettivo formato dagli studenti delle scuole superiori della città, testimoni di una partecipazione giovanile in costante crescita.

Nel pomeriggio, alle 17 nel salone comunale di Piazza Saffi, si terrà l’incontro pubblico dal titolo “Le scelte”, che vedrà interventi e riflessioni a cura di Wlodek Goldkorn e Gigi Riva. Le commemorazioni di quest’anno assumono inoltre un forte respiro internazionale grazie all’inserimento nel progetto europeo Cerc-Retracing. L’iniziativa, nata per promuovere la conoscenza della storia del Novecento e la difesa dei valori democratici, vedrà la presenza a Forlì di delegazioni e rappresentanti provenienti da sette paesi europei (Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna e Grecia), uniti nel ricordo delle vittime dei regimi nazifascisti.

Quali percorsi e accadimenti hanno fatto sì che otto ebrei stranieri e ventiquattro cittadini italiani delle province di Pesaro, Forlì e Ravenna fossero accomunati nella morte, all’areoporto di Forlì, nel settembre del ’44? Da quali esperienze provenivano? E chi erano le vittime? Perchè erano state arrestate? Perchè non furono deportate nei lager nazisti ma soppresse in una “soluzione finale” di carattere locale? Perché per lungo tempo la strage fu dimenticata? Perché l’identità di una parte delle vittime rimase ignota? Come è stato possibile dargli un’identità?

Avvalendosi di documenti provenienti da archivi tedeschi e inglesi, oltre che italiani, il libro ricostruisce nei suoi diversi episodi la cronaca della strage, iniziata il 5 settembre con la soppressione di dieci uomini ebrei e dieci partigiani, proseguita il 17 con l’assissinio di sette donne ebree, e conclusa il 25 settembre, il giorno in cui le SS lasciarono la città, con l’uccisione dei quindici prigionieri ancora detenuti.

Vladimiro Flamigni, Aeroporto di Forlì, settembre 1944. La grande strage di ebrei e antifascisti, con una testimonianza di Sergio Flamigni, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2015

Al centro della ricostruzione di Vladimiro Flamigni sono le «stragi» consumatesi per mano nazista all’aeroporto di Forlì, nel settembre del 1944, «una “soluzione finale” di stampo locale . Le stragi vennero scatenate nel contesto dell’approssimarsi degli alleati al territorio forlivese, la cui posizione era delicata per la sua dislocazione sulla linea Gotica, e il trasferimento progressivo dei membri della Sipo-Sd da Forlì a Bologna.
«Le prime esecuzioni avvennero il 5 settembre», su ordine di Carl Theodor Schütz ), che era stato dirigente della Sipo-Sd di Roma e che nel giugno 1944 venne trasferito, con larga parte del suo distaccamento, nell’Außenkommando di Forlì.
A essere colpite furono ventuno persone (ma almeno in un caso la documentazione restituisce la cifra di venti vittime), di cui dieci antifascisti e dieci ebrei. Prelevate alle 18,15 del 5 settembre dal carcere mandamentale della Rocca, queste vennero portate nel centro di raccolta di via Romanello, e, dopo altri passaggi intermedi, in due tempi diversi all’aeroporto: una parte venne uccisa alle ore 20,00 del 5 settembre e la seconda alle 5,00 del giorno dopo. Il secondo assassinio si verificò il 17 successivo e ne caddero vittime sette donne ebree, «madri, mogli e sorelle degli uomini fucilati il 5 settembre».
L’ultima uccisione ebbe luogo il 25 settembre e colpì quindici persone, tra le quali c’erano oppositori politici ed ebrei.
A lungo il numero complessivo delle uccisioni consumate dai nazisti presso l’aeroporto di Forlì nel settembre del 1944 era stato impreciso e solo nel 1991, grazie agli studi di Gre- gorio Caravita, veniva ipotizzata la cifra, secondo l’a. corretta, di 42 uccisioni . L’a. si sofferma particolarmente sulla strage del 5 e del 6 settembre e avvalendosi di svariate carte d’archivio, attinte in primo luogo dal Public Record Office (ora National Archives) di Londra, ne ricostruisce minuziosamente tempi, luoghi, autori e vittime, senza mancare di fare riferimento alla mancata punizione, nel dopoguerra, dei responsabili delle stragi.
L’interesse dell’episodio risiede nella sua peculiare rielaborazione dopo il 1945 da parte delle agenzie della memoria e degli organismi istituzionali che se ne occuparono, quando le vittime, in un primo tempo ricordate in un memoriale eretto nel 1946, che accorpava univocamente oppositori politici ed ebrei, venne sostituito nel 1955 da una lapide meno precaria della precedente, una «stele in arenaria» . Nel 1992 però gli ebrei furono rimossi «dai loculi anonimi dell’ossario» e seppelliti in un nuovo monumen- to funebre, che portava incisi i loro nomi.
Nel 2007, a fianco di quel monumento ne sorse un altro, che accoglieva le spoglie delle restanti vittime, pur contenendo tutti i nomi degli assassinati . Si dava inizio, insomma, a quella sorta di separazione delle memorie (ebraica e politica), che assieme a una necessaria distinzione categoriale dei perseguitati dal fascismo e dal nazismo avrebbe anche portato alla riduzione unidimensionale di identità a volte assai complesse.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *