GALLERIA DEL MONTE Corso Giuseppe Garibaldi 37 – Forlì
FINO AL 07/08/2026 Orario: 10.30-12.30 Lunedì e Venerdì/ 16.00-19.00
Fino al 7 Agosto la Galleria del Monte della Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì ospiterà la mostra retrospettiva di Antonio Giosa “Tracce, impronte. Dai segni alla forma” dedicata ai suoi sessanta anni di studi e attività artistica con prevalenza nel campo della scultura e della realizzazione di installazioni e manufatti artistici.
Antonio Giosa nasce in Basilicata nel 1951. Allievo di Alberto Viani presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, nel 1970, neppure ventenne, viene invitato al padiglione sperimentale della XXXV^ Biennale di Venezia. Dal 1971 è stato docente di scultura presso l’Istituto Statale d’Arte di Forlì; dal 1973 ha realizzato numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, fra cui l’ultima personale nel dicembre 2016 a Londra, alla 5th Base Gallery, curata dal critico d’arte Silvia Arfelli, che ha anche realizzato il progetto “Antonio Giosa. Giotto, le forme del sacro” avviato nell’ottobre scorso con una prima mostra al Museo “Casa di Giotto” a Vicchio del Mugello e destinato a proseguire nei luoghi della memoria giottesca, a Padova e Assisi.
Nel 2003 è stato autore di un monumento commissionato dall’Unms presso il parco urbano “Franco Agosto” di Forlì (opera donata al Comune) e nel 2007 ha realizzato una fusione in bronzo per la chiesa di San Martino in Strada a Forlì. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in campo artistico grazie ad un lavoro estremamente schematico e geometrico che articola le opere in segni, impronte, tracce “in negativo”, solchi e incisioni che disvelano l’ordito e la trama nascosta delle sue sculture-strutture-codici, per una attivazione della memoria.
La Mostra offre una occasione unica per conoscere da vicino un poliedrico artista che è stato per molti anni un docente all’Istituto statale d’arte poi divenuto liceo artistico e musicale di Forlì e poi preside di più istituti insieme con il Macrelli di Cesena capofila.
La retrospettiva delle opere di Giosa, che il 28 luglio lo vedrà sempre protagonista del volume critico a lui dedicato da Marisa Zattini e la sua casa editrice Il Vicolo di Cesena, parte da quelle dell’inizio degli anni Settanta quando giovane studente Giosa (cognome lucano di origine grecanica) si segnalò come garcón prodige alla Biennale di Venezia del 1970 segnalato dal suo grande maestro Viani che lo avrebbe voluto fin da subito assistente (allora si chiamavano così) alla sua cattedra alle Belle Arti di Venezia.
Giosa aveva ed ha una straordinaria capacità di trattare i materiali combinandoli senza mai rinunciare al lavoro di ricerca artistica che è la cifra estetica che meglio lo caratterizza.
Scultore di rango ma anche maestro orafo ed eccellente grafico Giosa grande difensore della propria autonomia intellettuale non si è mai fatto sedurre dal richiamo del jet set artistico nazionale e internazionale pur essendo grande viaggiatore e bene infornato sul dibattito artistico internazionale nel quale però non ha mai seguito stili e mode passeggere.
Le sculture che ha portato in mostra sono un percorso di 60 anni di impegno artistico contemporaneo, ma ci sono anche alcuni lavori grafici di pregio. Giosa ha spiegato che non ha voluto mettere un cartellino identificativo delle opere per lasciare al libero fluire delle interpretazioni dei visitatori la soddisfazione della libera interpretazione di ciò che osservano. Molto interessanti quelle opere con un sentimento mistico ma non chiesastici, totemico mai pomposo: codici, papiri e richiami quasi di civiltà precolombiana.
Le opere di Giosa meritano attenzione e vanno visitate per conoscere un artista che, per quanto noto, arricchisce con le sue opere il panorama di autentica cultura non solo cittadina.


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