C’è un momento preciso, nelle prime ore dell’alba romagnola, in cui la musica smette di battere e resta solo il sibilo del vento tra le strutture di cemento. Sono i “giganti addormentati”: le discoteche della Riviera che negli anni ’90 e 2000 sono state cattedrali del divertimento e che oggi, in gran parte, giacciono nel silenzio. Ma il silenzio, si sa, è solo l’altra faccia del suono.

Il prossimo 22 maggio, quel silenzio verrà interrotto. All’interno della cornice del festival Inno al perdersi 2026, il collettivo Spazi Indecisi invita a un’immersione totale nella memoria collettiva di un territorio che ha fatto del “ballo” la sua religione laica. La serata prende il via alle 19 con l’inaugurazione di “Dancing Paradiso”, la mostra fotografica di Silvia Diamanti. Non bisogna aspettarsi solo lustrini: il reportage della Diamanti è un viaggio antropologico nelle balere e nelle feste della provincia romagnola. È il racconto di un rituale fatto di sguardi, di coppie che volteggiano da una vita e di una “romagnolità” autentica, capace di resistere al tempo.

Dalle 21, l’atmosfera cambia. Le luci si abbassano e il Baretto Indeciso diventa il teatro di un esperimento sensoriale. Il dj set sonoro e visivo, curato da Magma e Mino Luchena, non sarà una semplice selezione musicale, ma un vero e proprio viaggio immersivo. Attraverso i ritmi che hanno infuocato le piste di luoghi leggendari ormai abbandonati, il set mescolerà suoni e immagini d’archivio. Sarà come camminare tra i resti di una civiltà che sapeva come perdere il senso del tempo, ricostruendo, battito dopo battito, le atmosfere cariche di elettricità che hanno segnato intere generazioni.


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