Francamente, me ne infischio!
Compagnia Teatro delle Forchette TEATRO TESTORI ORE 21.00
Testo e Regia Antonio Sotgia
Cast
CAST
ELI – Antonio Sotgia TOM – Vincenzo Turiaco
ESTHER – Benedetta Benedetti JACKIE – Claudia Francesconi
BRETT – Enrico Rossi RAYNA – Serena Mandolesi
JIM – Mattia Delpopolo ELLEN – Martina Strocchi
DAVID – Ivanoe Privitera

Assistenti alla Regia – Martina Strocchi, Giorgia Raggi
Audio Giorgia Raggi Luci Laura Cappelli

Presentazione
“Dopotutto, domani è un altro giorno.”
E se quel “domani” fosse oggi? Se lo fosse proprio adesso? Se in quel domani, inatteso e imprevedibile, ci fosse spazio per un amore nuovo, non previsto, non cercato, ma profondamente vero?
“Francamente, me ne infischio” è una commedia romantica scritta e diretta da Antonio Sotgia, che intreccia emozioni e ironia, tenerezza e provocazione, nostalgia e attualità, in un racconto brillante e stratificato sull’amore, sulle convenzioni sociali, sulle maschere che indossiamo e su quelle che, finalmente, troviamo il coraggio di togliere.
Al centro della storia c’è un uomo di circa cinquant’anni, disilluso, colto, abituato a una vita ordinata e senza scosse, la cui quotidianità viene stravolta dall’incontro con un ragazzo di trent’anni: curioso, vitale, apparentemente distante anni luce da lui. Due mondi che si osservano, si scontrano e poi si attraggono, in un gioco di riflessi che mette in discussione certezze, abitudini e schemi. Ma questo incontro non nasce per caso: dietro le quinte, con la leggerezza degli intrighi amorosi da commedia anni ’50, i due migliori amici dei protagonisti – l’uno fraterno amico dell’uomo maturo, l’altra brillante confidente del giovane – hanno orchestrato l’incontro con la complicità dei veri sentimenti. A loro volta finiranno travolti da ciò che non avevano previsto: si innamoreranno e, in un crescendo dolce e scoppiettante, arriveranno persino a sposarsi.
Intorno a questo nucleo amoroso si muovono altre figure che rendono il racconto ancora più sfaccettato: la sorella dell’uomo cinquantenne, ironica e affettuosamente invadente, osserva gli eventi con uno sguardo disincantato ma protettivo. E poi ci sono i genitori, specchio generazionale che cambia: da un lato quelli dell’uomo maturo, progressisti, eccentrici, sostenitori della libertà individuale; dall’altro quelli del ragazzo più giovane, ancora saldamente ancorati a una visione rigida e conservatrice della vita e delle relazioni. Le differenze tra questi due mondi non esplodono mai in conflitto violento, ma alimentano un sottile gioco di tensioni e ironia che attraversa l’intera commedia, offrendo spunti di riflessione e momenti di irresistibile comicità.
A impreziosire il tutto, la presenza costante del cinema: grande amore dei personaggi e vero e proprio motore simbolico della vicenda. L’intero spettacolo è costellato da riferimenti cinefili, citazioni, rimandi affettuosi e divertiti alle dive degli anni ’40 e ’50, ai misteri di X-Files, alle atmosfere sospese di Twin Peaks, fino ad arrivare al cuore pulsante e nostalgico di Via col Vento, autentico “personaggio invisibile” dello spettacolo. Le battute iconiche del film, i suoi personaggi e le sue suggestioni accompagnano l’evoluzione dei protagonisti, facendosi metafora dei loro desideri, delle loro paure e delle loro scelte. La celebre frase “Francamente, me ne infischio”, pronunciata da Rhett Butler a una sconvolta Rossella O’Hara, diventa qui un grido di libertà, un’affermazione identitaria, un modo per dire: “Non ho più paura di essere chi sono”.
Con uno stile che mescola commedia romantica e satira leggera, gusto retrò e sguardo contemporaneo, Antonio Sotgia costruisce un affresco umano tenero e brillante, in cui ogni personaggio trova il suo spazio per sbocciare e raccontare una verità. Il palcoscenico si trasforma così in uno spazio onirico e reale insieme, dove l’amore accade, cambia le regole, sorprende e – come sempre – salva.
Uno spettacolo per chi ama il cinema, il teatro e le emozioni sincere. Per chi ha avuto paura di amare, ma ha trovato il coraggio. Per chi è cresciuto con Rossella O’Hara, ma oggi ha imparato a dire “io valgo” senza aspettare domani.
Perché in fondo, francamente, l’unica cosa che davvero conta… è infischiarsene del giudizio e vivere.



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