Riflettere su giustizia sociale, parità di genere, disabilità e diritti attraverso la forza e l’immediatezza delle immagini cinematografiche. Prenderà il via il prossimo 10 ottobre all’Auditorium Campostrino, adiacente al Campus universitario in piazzetta Campostrino 4, “Schermi Aperti”, un ciclo di proiezioni e dibattiti pensato per coinvolgere studenti universitari e delle scuole superiori, docenti, la comunità accademica e l’intera cittadinanza. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto su temi cruciali per le nuove generazioni. Ciascun appuntamento si terrà il sabato mattina e sarà seguito da un momento di dibattito e approfondimento con la partecipazione di esperti, esponenti del mondo accademico e professionale, aziende e rappresentanti delle istituzioni locali.
Il percorso prenderà il via il 10 ottobre con la proiezione de “Il diritto di opporsi”, opera incentrata sui temi della giustizia razziale, dell’equità e sulle criticità del sistema penale.
IL DIRITTO DI OPPORSI
Regia di Destin Daniel Cretton. 2019 con Michael B. Jordan, Brie Larson, Jamie Foxx, O’Shea Jackson Jr., Tim Blake Nelson
Bryan Stevenson è un giovane afroamericano laureato in legge ad Harvard. Potrebbe fare carriera nel Nord degli Stati Uniti e invece sceglie di lavorare, in gran parte pro bono, per difendere i condannati a morte in Alabama, molti dei quali non hanno beneficiato di un regolare processo: e quasi tutti sono neri come lui. Fra questi c’è Walter McMillian, nel braccio della morte per l’omicidio di una 18enne bianca: un delitto al quale è completamente estraneo, ma per il quale bisognava trovare un colpevole in fretta, per “tranquillizzare la comunità” (bianca).
Basato sulla vera storia raccontata da Stevenson nel libro “Just Mercy”, Il diritto di opporsi è il resoconto di una battaglia contro l’ingiustizia e il razzismo nello Stato reso celebre da Harper Lee con il suo “Il buio oltre la siepe”: l’odissea di un innocente accusato ingiustamente di un omicidio e difeso dal coraggioso avvocato Atticus Finch.
Il regista Destin Daniel Cretton prosegue il suo sodalizio artistico con Brie Larson, che qui ha il ruolo di un’avvocatessa locale, per raccontare una storia di ingiustizia e pregiudizio che, come molti film di questo periodo, raffigura l’umiliazione rituale degli afroamericani partendo dal più comune degli abusi della polizia yankee: il fermo ingiustificato, spesso accompagnato da mortificanti perquisizioni.
Stevenson entra volontariamente in un abisso di scorrettezza e discriminazione razziale perché sa cosa voglia dire nascere nero in America ed essere etichettato sulla base del colore della pelle. “Basta guardarlo in faccia” è infatti la motivazione data dalle autorità dell’Alabama per incarcerare un innocente, e l’accusa “lombrosiana” nasconde una paura profonda del diverso.
Cretton ricostruisce la vicenda di Stevenson sposando interamente il suo punto di vista, e questo purtroppo rende il racconto meno efficace. Ma questa (ennesima) storia di ingiustizia a sfondo razziale è il ritratto di un’America che ancora oggi tollera disparità ingiustificabili. La vicenda narrata infatti non accade negli anni Cinquanta ma nei Novanta, eppure incontra le resistenze e ostruzionismo dell’epoca precedente alle battaglie per i diritti civili degli afroamericani.


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